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Issue111 del 17/09/2007 Year: 2007 ID: 86 Domenica 18 Novembre 2018, ore 01:58

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a cura di Sara Schivazappa

Rice e D'Alema al vertice sul Libano    
(Premi per la FOTO Ingrandita)

Il summit mondiale sulla crisi in Medioriente

Una pace tutta da costruire

Id Article:10028 date 30 Luglio 2006

Roma, Nessuna tregua immediata, conferma (ma senza alcun data) dell'invio di una forza multinazionale, nessun documento finale, una accorata (ma generica) dichiarazione dei co-chairman, Rice e D'Alema: per arrivare con la massima urgenza ad un cessate-il-fuoco che ponga fine alle ostilità.
Il vertice tra i capi delle diplomazie di 15 paesi e l'ONU si è chiuso senza un piano certo per fermare la guerra tra Israele e la guerriglia Hezbollah, deludendo le speranze dei paesi arabi e dell'ONU di ottenere un immediato cessate-il-fuoco.
A Roma il summit del "core group" sul Libano si è concluso senza un nulla di fatto, rimandando alle trattative regionali, e all'iniziativa delle Nazioni Unite, nella speranza di trovare il bandolo di una matassa che si fa ogni giorno più difficile da trovare.

Le dichiarazioni di Condoleezza Rice, Massimo D'Alema, Kofi Annan e del Premier Libanese Fuad Sinora, come la (rapidissima) conferenza stampa tenuta dai quattro, hanno reso chiaro che le posizioni che dividono l'Europa (Francia in testa) dagli Usa e Israele, la cronica impotenza dell'ONU, la paralizzante debolezza interna al governo libanese che risulta in una incapacità di azione su Hezbollah, restano immutate.
Così la Rice è tornata a ribadire il concetto di “pace solida”, “su una base che questa volta sia veramente durevole, troppe volte le tregue sono fallite in Medioriente”; Kofi Annan a invocare il dialogo “anche con Siria e Iran” (proposta respinta dal Segretario di Stato); e con Sinora che rispondendo alla domanda su come intende disarmare Hezbollah, ha risposto tornando ad accusare Israele di “aggressione, la settima contro il Libano” e ricordando come le milizie di Hezbollah “abbiano liberato il Libano dall'occupazione” dello Stato ebraico.

Il summit di Roma, sebbene fallimentare in termini di risultati concreti, non è stato tuttavia politicamente inutile. D'Alema ha fissato con la Rice alcuni punti fermi per il futuro processo di pace: il cessate-il-fuoco dovrà essere, sulla linea americana, “definitivo, permanente e sostenibile”; Israele accetta (ed è la prima volta) “una forza internazionale sotto mandato delle Nazioni Unite che aiuti le forze libanesi a provvedere alla sicurezza di tutte le parti del paese e al disarmo delle milizie”, nel tentativo di rendere sicuri i confini tra Israele e Libano; si è ottenuto l'invio di “immediati aiuti umanitari per il popolo del Libano” attraverso corridoi umanitari.

I leader arabi, l'Italia e le Nazioni Unite avevano sperato che dalla conferenza uscisse un appello per un immediato cessate il fuoco senza precondizioni tra Israele e Hezbollah . Diplomatici hanno riferito che c'è stato un lungo dibattito sull'uso del termine "immediato". Ma il segretario di Stato USA Condoleezza Rice ha sottolineato che nessuna tregua può essere raggiunta se non ci sono le giuste condizioni. "Dobbiamo avere un piano che crei davvero le condizioni per un cessate-il-fuoco sostenibile",ha detto la Rice nella conferenza stampa finale e ha aggiunto come fosse "irrealistico" pensare che a Roma si sarebbe potuto decidere una immediata cessazione delle violenze.
Il premier libanese Fouad Sinora in un discorso accorato ai conferenzieri, ribadendo le dure accuse allo Stato di Israele per le ripetute aggressioni, ha chiesto se i diritti umani in Libano valgano meno di quelli dei cittadini in altre parti del mondo "Siamo figli di un Dio minore?”. Sinora citando Tacito - “Hanno creato un deserto e questo deserto lo chiamano pace!” - ha chiesto un piano Marshall per ricostruire il paese e ha concluso ricordando che “Più ritardiamo il cessate-il-fuoco, più saremo testimoni di altre uccisioni, distruzioni e aggressioni contro i civili in Libano".
La Rice ha preso la parola subito dopo il premier libanese il quale, nella conferenza stampa finale, dimenticherà di ringraziarla per aver co-organizzato con D'Alema il vertice. E' riuscita a far rientrare, nei parametri della pragmaticità, il discorso appassionato di Sinora: “La storia di queste guerre in Libano è la storia di questa regione di guerre intermittenti e di una pace che non è mai stata vera, concreta. Potremmo uscire da qui scrivendo ‘cessate il fuoco immediato', ma noi vogliamo uscire da qui facendo di più, costruendo un vero processo che porti ad una pace vera, definitiva, per il Libano e per questa regione. Se lo scriviamo soltanto su un pezzo di carta –ha concluso la Rice - il cessate-il-fuoco non ci sarà”.
Il segretario dell'ONU Kofi Annan ha fatto riferimento all'influenza su Hezbollah dei suoi alleati Siria e Iran e ha ribadito che anche i due paesi devono essere impegnati per una soluzione della crisi. Ha infine invitato Hezbollah a fermare "i deliberati attacchi contro i centri abitati israeliani" e Israele "a mettere fine ai bombardamenti, blocchi e operazioni di terra".
I partecipanti si sono lasciati promettendo “di lavorare in partnership con la comunità internazionale per fornire immediato sostegno umanitario alla popolazione del Libano e salutano l'annuncio di Israele di corridoi umanitari". Dice la dichiarazione.





Sara Schivazappa