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Issue111 del 17/09/2007 Year: 2007 ID: 86 Giovedi 15 Novembre 2018, ore 23:04

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a cura di Sara Schivazappa

Nella foto una veduta di Viale Europa
(Premi per la FOTO Ingrandita)

E le chiamano risse

L'escalation della violenza del nulla

Id Article:10053 date 4 Settembre 2006

Roma, È ormai fuori pericolo G. M. di Santa Palomba, il ragazzo appena 19enne ferito da una coltellata all'addome giovedì scorso all'Eur. A ferirlo un coetaneo, poi identificato, L.S., che lo ha lasciato sanguinante a terra, fuggendo su uno scooter. Entrambi i ragazzi provengono da zone limitrofe all'EUR.

Il fatto è accaduto all'angolo tra Via Pasteur e Viale Europa. A questo si sarebbe arrivati dopo una lite. Dagli insulti uno dei ragazzi passa al coltello, ferisce l'altro, che cade a terra. Il diciannovenne è stato soccorso e portato in gravissime condizioni al Sant'Eugenio poco prima delle 20, dove e' stato sottoposto ad un intervento operatorio durato alcune ore.

L'episodio segue di pochi giorni il dramma di Renato Biagetti, il 26enne accoltellato a Focene e poi morto in ospedale alcune ore dopo. E, in assoluto, ne segue molti altri episodi di ‘violenza giovanile' più o meno gravi, risoltisi con conseguenze più o meno drammatiche.

Incredibilmente, però, oltre al fatto, colpisce la rappresentazione che se ne da: “lite tra comitive”, “controllo del territorio”; si parla di “accertamento delle cause della lite”,“motivi della rissa”.

Ecco, forse ciò sui cui non si dovrebbe indulgere è proprio il tentativo di spiegare quello che non è spiegabile nei parametri normali di una condotta giovanile seppur irruenta: è difficile pensare – e accettare – che uscendo di casa per incontrare gli amici si prenda il cellulare e il coltello.
Non si dovrebbe, cioè, prodursi in uno sforzo di comprensione per azioni ingiustificabili che non necessitano di analisi; comprenderne le presunte cause significherebbe, come accade spesso, ridimensionarne la portata. E la condanna.

Piuttosto che speculare sulle improbabili ragioni che motiverebbero un giovane a chiudere un diverbio con un coltello, a lasciare un coetaneo accasciato a terra nel sangue e a fuggire su un motorino; si dovrebbe valutare l'ipotesi che ci sono azioni che non trovano un loro motivo se non nel nulla della violenza che le produce. Gesti e condotte di questo tipo, forse, vanno solo condannati, moralmente e legalmente, in un esercizio, per altro eticamente utile ed educativo sul lungo termine.
Altrimenti si lascia spazio al relativismo che, pare, continui a non dare prova di grande utilità sociale.


Sara Schivazappa