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Issue115 del 21/10/2018 Year: 2019 ID: 2 Lunedi 17 Giugno 2019, ore 08:06

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a cura di Sara Schivazappa

manifestazione NO WAR a Roma 30 settembre 2006  
(Premi per la FOTO Ingrandita)

Libano: 'NO WAR' in piazza a Roma

Quelli dei 'senza se e senza ma'

Id Article:10128 date 1 Ottobre 2006

Roma, Si definiscono “non schierati”, quelli dei “senza se e senza ma”. Sono i ‘pacifisti' del Comitato 30 settembre che ieri sono tornati in piazza per dire 'no' (è solo ‘no' in effetti che hanno detto, proposte e/o soluzioni alternative purtroppo non sono state fornite) alla spedizione militare in Libano e, con l'occasione, chiedere il ritiro di tutte le truppe da tutti i fronti di guerra. 

"Via le truppe italiane da tutti i fronti di guerra", è stato infatti lo striscione d'apertura del corteo, convocato da un cartello di organizzazioni - oltre ai Cobas, spiccano i RdB/CUB, il Forum Palestina, il Comitato per il ritiro dei militari italiani, il Partito Comunista dei Lavoratori, la Rete dei Comunisti, l'Unione Democratica Arabo-Palestinese, i Comitati Iraq Libero, il Campo Antimperialista, Red Link e infine Utopia Rossa - che hanno deciso di confermare anche in Italia la mobilitazione europea contro la guerra indetta dal Forum Sociale di Atene nel maggio scorso (manifestazioni analoghe si terranno a Londra, Istanbul, Atene, Spagna, Germania). 

Ma veniamo ai contenuti.
Gli organizzatori del corteo di Roma avevano enucleato i motivi per cui si sarebbero mobilitati in una conferenza stampa tenutasi il 27 settembre scorso:
- No alla missione militare ONU in Libano
- Fine dell'occupazione della Palestina, rientro di tutti i profughi
- Chiusura di tutte le basi militari NATO ed USA
- Disarmo nucleare, a partire dai paesi che hanno già le atomiche
- Basta con le minacce ai paesi non sottomessi agli USA
- Con la resistenza dei popoli libanese, palestinese, iracheno e afgano
- No alla campagna anti-islamica
- Contro il taglio della spesa sociale e il finanziamento di missioni militari e armamenti 

Gli intenti e l'efficacia della manifestazione di ieri si commentano da soli nella semplicità e inconsistenza di questi punti. Nella vacuità – tutta ideologica - delle richieste e nella disarmante debolezza dell'analisi politica di coloro che definiscono e riducono la mediazione europea in Medioriente della missione UNIFIL (mediazione che - come a tutti pare evidente - non poteva essere portata avanti intorno ad un tavolo),ad una politica di salvaguardia di Israele e ad un accerchiamento di Siria ed Iran.
Quelli che con una ‘semplicità' imbarazzante, tutta bianco/nero, parlano di un Israele aggressore e un Libano aggredito, sono quelli che, costantemente schierati dalla parte dell'ideologia, definiscono guerra le missioni di pace; quelli che (di nuovo, per ideologia) fanno equivalere la potenzialità atomica francese a quella iraniana; quelli che parlano di campagne anti-Islam in Europa dove un ottimistico modello di integrazione democratico e egalitario ha – purtroppo – definitivamente confermato il suo fallimento (si vedano i casi di Francia, di Inghilterra, di Olanda e di Svezia solo per citarne alcuni).
Sono coloro che, definendoci come sottomessi agli USA, chiamano Hezbollah una forza politica legittima e riconosciuta con una sua forza militare; quelli che la ritengono come l'unica organizzazione che ha saputo difendere la sovranità e la dignità del popolo libanese e che pertanto dicono che non va definita terrorista.
Ma in democrazia si fa così: tutti possono dire ciò che pensano. E, nonostante tutto, questo è ancora il nostro valore aggiunto.


Sara Schivazappa