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Issue115 del 21/10/2018 Year: 2019 ID: 2 Lunedi 25 Marzo 2019, ore 07:39

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a cura di Sara Schivazappa

monica bellucci festa del cinema roma  
(Premi per la FOTO Ingrandita)

Proiettato ieri N Io e Napoleone di Virzi’

E l’Actors Studio fa lezione: Grant, Kemp e Landau sulla scelta di vita del cinema e del teatro

Id Article:10181 date 15 Ottobre 2006

Roma, E' stato proiettato ieri l'ultimo film di Paolo Virzi', N (Io e Napoleone). Tratto dal bel romanzo di Ernesto Ferrero e trattato dagli Scarpelli, da Francesco Bruno e dallo stesso Virzì, N è una commedia ottocentesca che affronta un tema soprattutto novecentesco: il fascino persuasivo del tiranno. N comincia con un sogno, quello di abbattere Napoleone e di liberare i popoli "arraffati" con l'esercito e con l'ambizione.
Non funziona tutto nel film di Virzì, sebbene il film sia compreso tra un inizio e una fine impeccabili, sottolineati dalla musica romantica di Paolo Buonvino e Juan Bardem. Il punto di forza è senza dubbio lo sguardo originalissimo e per nulla riverente nei confronti del tiranno corso; il punto debole è tutta quella “toscanità” in costume e le situazioni comiche create ad hoc che non si integrano mai col racconto.

Alla proiezione di ieri sera e' arrivata in perfetto orario, anticipata dal cast di N, sul tappeto rosso dell'Auditorium, Monica Bellucci. Bellissima in un abito rosso porpora si è incamminata lungo il percorso che porta alla cavea scortata da sette elegantissimi accompagnatori che indossavano la feluca, il tipico cappello napoleonico. Ad accompagnarla quasi tutto il cast del film, a partire dal regista Paolo Virzì e dal protagonista Elio Germano che si è presentato con una bombetta stile Chaplin e un naso rosso da clown. Ad attendere la delegazione di N il Sindaco Walter Veltroni e il Presidente della Festa Goffredo Bettini.

Ma ieri e' stato anche il giorno degli incontri tematici. Per gli addetti ai lavori o semplicemente per gli appassionati di cinema e di teatro, tre rappresentanti del prestigioso Actors Studio di New York, dal quale provengono i piu' grandi autori e interpreti del cinema e del teatro americano,Lee Grant, Martin Landau e Elisabeth Kemp hanno raccontato alla Festa del Cinema il loro approccio al laboratorio e come la loro vita sia cambiata dopo questa esperienza.
Per Lee Grant l'Actors è ancora l'unica occasione per esplorare e migliorare il proprio mestiere, sia se si è attori alle prime armi e sia se si e' gia' dei professionisti. Una carriera, all'interno del laboratorio, che la porterà ad essere nominata negli anni sessanta con Al Pacino nel Consiglio, per poi prenderne la guida. Nella conversazione si è sempre parlato di ‘moderatore' e mai di ‘insegnante', il perché lo spiega Martin Landau, dicendo semplicemente: “perché non è una scuola, l'Actors Studio è una scelta di vita”. Egli entrò a far parte del laboratorio dopo aver debuttato a Broadway e dieci anni di esperienza. Vinsero le audizioni per essere ammessi, solo lui e Steve McQueen. Attualmente il laboratorio si divide tra le due sedi di New York e California, ognuna con un indirizzo specifico, nel rispetto delle esigenze del luogo, New York cinema e teatro e nella West Coast cinema e televisione. Per essere ammessi, si devono superare due provini; il primo consiste nel recitare un pezzo di cinque minuti a coppie, nel quale si deve dimostrare “cosa si ha da offrire”; su quello, poi, si fa il resto del lavoro. Il Metodo Actors Studio parte infatti dallo “sviluppo dei sensi, altrimenti saremo dei protoplasmi, lavorando sul corpo”, ricorda Lee Grant, che ha concluso dicendo: “Se qualcuno dice che l'Actors Studio non crede nel pensiero e che recitare sia solo una forma di azione, possiamo rispondere che cerchiamo di evitare di pensare ma piuttosto proviamo a tradurre tutto nei nostri sensi; così incorporiamo il personaggio”.



Sara Schivazappa