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Issue111 del 17/09/2007 Year: 2007 ID: 86 Giovedi 15 Novembre 2018, ore 20:55

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a cura di Massimiliano Baldolini
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Un'immagine della metropolitana di Roma  
(Premi per la FOTO Ingrandita)

Incidente metro "colpisce" anche i Castelli

Antonio, ragazzo di Velletri che martedì si trovava sul convoglio tamponato, racconta la sua terribile esperienza.

Id Article:10221 date 22 Ottobre 2006

L'incidente di Martedì ha coinvolto anche i Castelli. Numerosi sono stati i castellani che nel sentire la terribile notizia hanno temuto per i loro cari  partiti al mattino per Roma . Interessante la testimonianza di un ragazzo di Velletri che si trovava nel convoglio tamponato:

«Avevo lasciato la macchina a Cinecittà – ha raccontato Antonio, studente della facoltà di Economia e Commercio de La Sapienza – e dovevo stare alle 10 all'università, in via del Castro Laurenziano. Eravamo fermi ormai da qualche minuto, più del normale, e ad un tratto siamo stati avvertiti che dovevamo attendere perché c'era un treno fermo alla stazione successiva, quella della stazione Termini. 

Poi, mentre la mente di ognuno era impegnata in uno dei tanti pensieri della giornata, del tutto distaccata dalla realtà attorno, c'è stato il grosso boato causato dal treno in arrivo che arrestava la sua corsa contro la coda del nostro, aprendosi come una melagrana, lasciando le persone, come i grani rossi del frutto, libere di schizzare via a stento contenute dalle lamiere che in un attimo si sono contorte. Io avevo lasciato il posto ad una donna in cinta e ero in piedi. Con la metro ferma non mi stavo reggendo da nessuna parte e quando è arrivata la terribile botta sono caduto in terra sopra ad altri corpi che fortunatamente mi hanno fatto da scudo,tanto che ho potuto evitare di andare in qualche ospedale. In un attimo tutto è stato avvolto da fumo, mentre tutt'intorno c'erano schegge di vetro, altri rottami e tante persone che si lamentavano. Altre erano ferite, sanguinavano, per lo più ferite al volto, ed altri gridavano per farsi coraggio. Si pensava ad un attentato e chi riusciva a mettersi in piedi e a camminare, più che di aiutare chi era in difficoltà, cercava di guadagnare in fretta l'uscita. Se non altro per uscire all'aria e respirare meglio. E' stato tremendo. 

Un'esperienza che non auguro a nessuno. Non so in quanti, di coloro che hanno vissuto la mia stessa esperienza, riprenderanno presto la metropolitana. Ma forse la cosa migliore sarebbe proprio riprenderla subito. Un po' come chi cade da cavallo. Il pensiero, comunque, adesso va a chi è stato meno fortunato e addirittura, come la ricercatrice di Pontecorvo, ha perso la vita».

Massimiliano Baldolini