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Issue115 del 21/10/2018 Year: 2019 ID: 2 Giovedi 27 Giugno 2019, ore 11:20

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a cura di Cinzia Folcarelli

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Michelangelo Merisi da Caravaggio, Conversione di San Paolo, olio su tavola di cipresso, cm 237 x189, Collezione Odescalchi    
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Il mistero del Caravaggio Odescalchi

Eccezionalmente visibili l’una accanto all’altra in Santa Maria del Popolo le due versioni della Conversione di San Paolo

Id Article:10277 date 10 Novembre 2006

Roma, Il clamore che da sempre suscitano le notizie e le iniziative legate a Michelangelo Merisi da Caravaggio (Milano ? 1571 circa - Porto Ercole 1610) è comune a pochi altri artisti.
Sarà per la sua vita avventurosa, per la sua fama di pittore “maledetto”, per i lati oscuri che circondano ancora la sua figura, fatto è che ogni volta che l'artista è protagonista di una mostra o di un evento, pubblico e studiosi accorrono per partecipare.
E sicuramente sarà così anche questa volta, tanto più che l'iniziativa quasi sicuramente non si ripeterà mai più. Sto parlando dell'eccezionale evento espositivo che vede, in quello scrigno di tesori d'arte che è la Chiesa di Santa Maria del Popolo, eccezionalmente visibili l'una accanto all'altra le due versioni della Conversione di San Paolo dipinte da Caravaggio all'inizio del Seicento.

Sulla vicenda della loro realizzazione e collocazione aleggia un mistero, perché la prima versione, quella poi di proprietà della famiglia Odescalchi, sembra che non sia mai stata collocata in situ e che gli sia stata preferita l'altra versione, che da secoli si trova nella Cappella Cerasi della Chiesa.

Ma andiamo per ordine. Nel Settembre del 1600 Monsignor Tiberio Cerasi, Tesoriere Generale della Camera Apostolica, commissionò a Caravaggio due dipinti su tavola di cipresso, la Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro, da consegnarsi entro otto mesi, entro il Maggio 1601, per la somma di 400 scudi. I quadri dovevano adornare la sua cappella, acquistata dai padri agostiniani di Santa Maria del Popolo, che l'architetto Carlo Maderno stava finendo di ristrutturare.
Improvvisamente il 5 Maggio 1601 il Cerasi morì. Erede dei suoi beni fu l'Ospedale della Consolazione che saldò i due dipinti all'artista, ma li lasciò nel suo studio presumibilmente perché i lavori nella cappella non erano ancora finiti.
Il 1 Maggio 1605, tre anni e mezzo dopo, i due quadri vennero posti nella cappella, ma ... non sono dipinti su legno di cipresso ma su tela. Quindi nel frattempo Caravaggio aveva dipinto un'altra versione dei due soggetti richiestigli, ma perché? E dove finirono i due dipinti realizzati per primi?

Giovanni Baglione, acerrimo nemico di Caravaggio sostenne nel 1642 che le prime due versioni su tavola non piacquero al Cerasi e finirono nelle mani del Cardinale Sannesio.
Nella carriera artistica di Caravaggio questo non fu un fatto infrequente ma forse questa volta la ragione è un'altra: dopo i lavori di ristrutturazione del Maderno l'artista stesso si rese conto che la prima versione dei due dipinti non si adattava più bene all'impianto realizzato dell'architetto, Michelangelo Merisi da Caravaggio, Conversione di San Paolo, olio su tela, cm 230x175, Santa Maria del Popolo, Cappella Cerasi     
(Premi per la FOTO Ingrandita) essendo troppo stretto il nuovo spazio a disposizione. Inoltre nel frattempo Annibale Carracci aveva dipinto la pala d'altare della Cappella con la raffigurazione dell'Assunta. Forse le prime versioni “stonavano” con il nuovo quadro? Fatto è che la nuova versione della Conversione di San Paolo è molto diversa dalla precedente, più intima e quotidiana, presenta un minor numero di personaggi e il messaggio divino è più “personale”.

E la prima versione che fine fece?
Le due tavole dalla collezione del Cardinal Sannesio passarono alla metà del Seicento a Juan Alfonso Enriquez de Cabrera, nono Almirante di Castiglia, vicerè di Sicilia e di Napoli che le portò a Madrid. Successivamente, dopo la morte dello spagnolo e comunque prima del 1659 alcune opere della sua collezione, tra cui la Conversione di San Paolo, vennero vendute forse per estinguere i debiti del defunto. Acquistata dal nobile genovese Agostino Ayrolo, passò poi al cognato Francesco Maria Balbi e in seguito ad un matrimonio pervenne alla famiglia Odescalchi - Balbi di Piovera e infine all'attuale proprietaria, la principessa Nicoletta Odescalchi, che molto generosamente ha permesso l'esposizione pubblica del dipinto.
L'altro dipinto, la Crocifissione di San Pietro rimase in Spagna, dove è ricordata fino al 1691 nella collezione del decimo Almirante di Castiglia. Da allora se ne sono perse le tracce. Chissà se in futuro questa tavola sarà anch'essa ritrovata e oggetto di una esposizione pubblica? Ovviamente tutti ce lo auguriamo.

Intanto però non facciamoci sfuggire la possibilità di vedere le due versioni della Conversione di San Paolo affiancate all'interno della Cappella Cerasi, insieme alla seconda versione della Crocifissione di San Pietro.
L'evento infatti, più unico che raro, è un regalo che la Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico del Lazio fa al popolo romano e a tutti coloro che vorranno visitare dal 10 al 25 Novembre la Chiesa di Santa Maria del Popolo. Fortemente voluto dalla soprintendente, Dott.ssa Rossella Vodret, l'evento è stato anche un'occasione per restaurare la tela di Caravaggio e riportarla agli antichi splendori.


Il Caravaggio Odescalchi
Le due versioni della Conversione di San Paolo a confronto

a cura di Rossella Vodret
prodotto da Arthemisa
10 - 25 Novembre 2006
Roma,Chiesa di Santa Maria del Popolo
tutti i giorni, ore 11.00 - 21.00; domenica chiuso
ingresso gratuito
catalogo Skira
per informazioni: www.arthemisia.it


Cinzia Folcarelli