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Issue111 del 17/09/2007 Year: 2007 ID: 86 Giovedi 15 Novembre 2018, ore 12:28

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a cura di Laura Petringa
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manifattura cinese nei laogai  
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Tragedia ed inferno nei Laogai cinesi

Harry Wu racconta la sua esperienza nei Laogai, e chiede con la sua fondazione Laogai Research foundation un aiuto per le vittime innocentinei campi di barbarie del Terzo millennio

Id Article:10363 date 6 Dicembre 2006

Roma,
L'incontro che si è svolto questa mattina a Palazzo Valentini ha aperto le porte ad una realtà che ancora non è emersa nella sua tragedia, né conosciuta a livello mondiale come lo sono state altre forme di persecuzione.
Il Consiglio Provinciale di Roma,guidato da Bruno Petrella, ha quindi aperto un dibattito, con testimonianze video e non solo,sui cosiddetti “campi di concentramento del terzo millennio”.
La Laogai Foundation vuole quindi testimoniare e portare nel mondo una voce che chiede aiuto rispetto all'oppressione che non è evidentemente cambiata dai tempi di Piazza Tienamen.
Le foto della fondazione , passaggi da brivido, hanno fatto da sfondo a racconti ancora più incredibili, e la presenza di Harry Wu , che ha trascorso 19 anni all'interno dei Logai , è stata la più toccante testimonianza che un uomo occidentale possa aver sentito di un qualcosa che nell'epoca post-industriale dovrebbe apparire solo come un brutto ricordo.


Ma i maltrattamenti oltrechè fisici riguardano le libertà fondamentali, intese come libertà di informazione, libertà di religione, tutte cose che non sono assolutamente ammesse, se non a rischio di vita.
Il motivo per cui Wu venne messo in galera , ovvero in questi campi di concentramento , che divengono poi dei campi di lavoro a tutti gli effetti al fine di trarne vantaggi economici, è stata solo una dichiarazione che fece nel momento in cui gli venne chiesto cosa pensava del regime dittatoriale.
La sua risposta bruciò la sua vita, la sua verità fu pagata con la condanna.
Egli racconta di aver avuto 12 esperienze diverse all'interno di questi luoghi squallidi e fatiscenti, dalle carbonerie, alle acciaierie, ai lavori più umili, e come unica ricompensa il pasto quotidiano, ed un incentivo a lavorare più di 16 ore al giorno veniva dato per scontare prima la pena.


Lui doveva diventare un buon socialista. E per far questo ogni sera dovevano confessare i loro crimini ed andare contro il loro credo per professare quello preordinato dallo Stato.
Nessuno può battere il sistema”- dice Wu – devi solo saper accettare”.
Egli era un cattolico , ma non ricorda più nemmeno cosa significhi ciò.
Una volta uscito dal Laogai , giunto negli U.S.A, egli volle ricominciare a vivere, ma quella tragica esperienza la tenne dentro, come qualcosa di terribile di cui non si può parlare.
I Logai sono istituzionalmente in Cina circa 1000,e vi lavorano sui 4 milioni di persone; da fonti di informazioni riservate si dice che nello Stato attualmente ancora sia detenuto il record di circa 10-12.000 persone l'anno sottoposte alla pena di morte.



La pratica della pena di morte, bambina cinese durante un'esecuzione  
(Premi per la FOTO Ingrandita) che potrebbe sembrare meno crudele, nel metodo convenzionale statunitense, ovvero tramite iniezione intramuscolo, è in realtà un modo per conservare meglio gli organi ed il traffico che di questi viene fatto , con tanto di esportazione nei Paesi occidentali.
Il poter rimanere incinta è sottoposto ad autorizzazione, non deve esserci più di un figlio per famiglia, e se si viene scoperti a trasgredire, la pena minore è la confisca dei beni.


Il tema religioso , trattato con cura da Don Bernardo Cervellera, ci racconta di una Cina che si apre allo scambio ma solo a livello commerciale, trattasi di una Cina “permeabile”.
Ogni religione nello Stato è illegale. Sono perseguitati dai Cattolici ai Buddisti, agli Islamici , etc…
Per l'art.90 del codice cinese gli oppositori politici e religiosi sono considerati malati di mente.
Tutto ciò è ovviamente avvolto da uno strato informativo totalmente dominato, che parte dall'uccisione di giornalisti contrari ai dettami del regime, sino alla cyber polizia , capace di controllare chiunque diffonda dissensi su Internet. Da lì all'oscurazione di molti siti, sino alla totale mancanza di libertà informativa.


Tutto ciò viene alla luce con fermezza, ma è l'Occidente stesso che collabora attivamente con la Cina grazie ai suoi sottocosti produttivi, che spesso provengono proprio dai Logai .
Probabilmente il commercio e i trattati con la Cina potrebbero peggiorare la situazione di abusi ed arresti , il vero benessere della popolazione tocca solo un 15% del popolo , come in tutti i regimi comunisti Sovietici.
Sono centinaia le rivolte sociali che avvengono ogni anno in Cina, ma la risposta è solo nell'aumneto delle forze anti-sommossa.
Cosa impera dunque se non la pura logica del profitto?
La risoluzione Wolf aprovata dal congresso U.S.A del 16.12.2005 invita la Comunità Internazionale a condannare i Laogai, che hanno sostituito in parte i Gulag sovietici.
Si richiede l'intervento dell'Onu per far si che la logica del profitto sorpassi per una volta simili realtà sconcertanti.



Laura Petringa