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Issue111 del 17/09/2007 Year: 2007 ID: 86 Giovedi 15 Novembre 2018, ore 12:25

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a cura di Matteo Romani
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Prigionieri in un Laogai  
(Premi per la FOTO Ingrandita)

Laogai, i lager del terzo millennio

Dibattito in Provincia sui terribili campi di concentramento cinesi istituiti da Mao

Id Article:10364 date 6 Dicembre 2006

Roma, Questa mattina si è tenuto nelle sede della Provincia di Roma a Palazzo Valentini, un incontro-dibattito sui Laogai, i terribili campi di concentramento cinesi che ogni anno mietono centinaia di vittime senza che l'opinione pubblica internazionale ne sia a conoscenza.

All'incontro hanno partecipato Harry wu, Presidente della Laogai Foundation di Washington, Antonello Brandi, Presidente della Laogai Foundation Italia, don Bruno Cervellera, direttore di Asia News, Aldo Forbice, giornalista e scrittore e Paolo Pobbiati, Presidente della sezione italiana di Amnesty Internetional. Il dibattito è stato moderato da Pierluigi Magnaschi, direttore dell'agenzia di stampa ANSA.

Come detto, i Laogai sono dei campi di concentramento istituiti da Mao nel 1950 sul modello dei Gulag sovietici. Questi centri di internamento oggi in Cina sono più di mille e sono destinati ad ospitare tutti coloro che si sono macchiati di crimini più o meni gravi nei confronti del governo di Pechino. L'obiettivo dei Laogoai è duplice. Da una parte forniscono una enorme forza lavoro non retribuita per l'industria del paese asiatico, dall'altra, attraverso la tortura, il lavoro forzato e le umiliazioni quotidiane, fiaccano la mente degli oppositori politici facendoli assoggettare alla corrente di pensiero imposta dal regime.

Per finire nei Laogai non serve essere un criminale, un assassino o un cospiratore. Basta semplicemente pensare con la propria testa ed esprimere opinioni ritenute “pericolose” dalle autorità.

Attualmente ci sono circa tre-quattro milioni di detenuti in questi campi di concentramento ma si calcola che dal 1950 ad oggi, Prigionieri di un Logai in attesa dell'esecuzione  
(Premi per la FOTO Ingrandita) siano stati più di cinquanta milioni i cittadini finiti nei Laogai. Spesso poi, queste prigioni sono mascherate da fabbriche o fattorie e i detenuti fatti passare per dei regolari lavoratori. In realtà all'interno di un Laogai si lavora fino a 16-18 ore al girono in condizioni ambientali critiche. Senza contare il traffico degli organi dei condannati a morte, considerati di proprietà dello Stato.

Bruno Petrella, vice presidente del Consiglio provinciale di Roma, ha dichiarato: “Con questo incontro vogliamo squarciare il muro di silenzio che i centri di potere in Italia e in tutto il mondo, per opportunità politiche ed economiche, hanno imposto sulla tragedia che ogni giorno si compie in Cina e che ha un nome i Laogai. E la Provincia di Roma, sempre attenta alla difesa dei diritti umani nel mondo, non si poteva sottrarre a questo dovere morale, più che politico”.

Il termine Laogai può essere tradotto dal cinese come “riforma attraverso il lavoro”. Il tema del lavoro era caro anche ad un altro tipo di campi che una sessantina di anni fa erano sparsi più o meno in tutta l'Europa. All'ingresso, questi lager avevano una scritta che recitava “Arbeit Macth Frei”, letteralmente “Il lavoro rende liberi”. Curiosa coincidenza.







Matteo Romani