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Issue115 del 21/10/2018 Year: 2019 ID: 2 Lunedi 17 Giugno 2019, ore 08:00

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a cura di Laura Petringa
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Oscar de Summa e Armando Iovino in una scena di fantasia nella cella   
(Premi per la FOTO Ingrandita)

L’Isola di Athol Fugard al Teatro Sala Uno

Oscar de Summa e Armando Iovino tra Robben Island e l'immagine della città di Tebe

Id Article:10523 date 26 Gennaio 2007

Roma, Splendida la cornice, meravigliosi gli attori, ancor più la narrazione.
In un mix tra mito , realtà e leggenda, L'Isola, testo di Athol Fugard, non è solo l'incarnazione della famosa Robben Island, un tempo carcere di massima sicurezzza, quanto piuttosto un luogo in cui i due protagonisti, con grande maestria, portano lo spettatore a sentirsi parte di un mondo dove la negazione della libertà diviene desiderio di comprensione del significato della libertà stessa.
Due uomini, una cella, la loro fantasia.


Con pochi elementi si tocca la disperazione profonda dei due reclusi, capaci di reinventare il mondo circostante ma soprattutto sè stessi.
Jhon interpretato da Oscar De Summa e Armando Iovino nei panni di Winston: due nomi dietro i quali si cela un rapporto quotidiano di convivenza che diviene vera e propria forma di amore, amicizia, che estrae dall'uomo tutte le risorse di cui è capace per far si che non perisca rispetto ad un futuro sempre uguale a se stesso, a compagni altrettanto disperati, a luoghi asettici, e all'ignoto del proprio destino.
Ed è cosi che pezzi di latta diventano strumenti di comunicazione, telefoni con cui poter parare con i propri amici, quelli che sono al di là del muro, quelli che possono ancora sentire il gusto della libertà.
Odosh, colui che detiene il carcere, e che ogni giorno pretende sempre più dai suoi detenuti, simboleggia l'entità superiore,quell'"intoccabile" a cui tutto è dovuto, colui che regola e segna i destini dei nostri protagonisti, ma che mai viene "svelato", chiuso in quell'alone di mistero che fa sentire lo spettatore stesso in soggezione rispetto a tale entità.


Aver contestato il regime , questa l'accusa che li lega da tre anni nella stesa cella : mattine nella cava, e la sera... leggenda.
Compare qui una forte affinità tragica con la leggenda di Antigone,che i due protagonisti la sera interpretano, sotto consiglio di Jhon , e la realtà, che ritorna nelle dure parole di Winston : 
"Io so perchè sono qui e questa è storia, non leggenda". 


Perchè proprio Antigone?
Ella muore condannata viva ad una morte solitaria, Oscar de Summa e Armando Iovino nella rivisitazione della tragedia  
(Premi per la FOTO Ingrandita) per aver creduto nei propri ideali, e proprio come Antigone Winston " ha reso onore a quelle cose alle quali l'onore appartiene".
Jhon costruisce la sua corona con i chiodi, mentre la parrucca di Antigone è composta da una corda.
Ma la teatralità dell'opera si trova propio nella grande maestria con cui gli attori superano loro stessi nella parte conclusiva,ove il re di Tebe interpretato da Oscar De Summa incarna la Legge, una legge ingiusta, e con abilità ed una mimica incredibile recita tutti i dettami del discorso retorico, in pieno stile Sofocliano, dalla captatio iniziale al popolo, sino ai tratti ironici dell'accusa.
Con altrettanto stile risponde Armando Iovino, nei panni dell'Antigone accusata ,condannata ad essere sepolta viva.
Una sepoltura figurata, che non è altro l'effettivo destino del personaggio, del suo esilio e del suo ergastolo.



Tra gli argomenti trattati , toccante è quello del rapporto che lega i due uomini, che ogni giorno devono dividere quella piccola cella.
E come non giustificare Winston nella sua disperazione ,quando viene a sapere che il suo "concubino" verrà rilasciato dopo soli tre mesi...?
Ecco dunque il tema dell'ergastolo, che nelle sue parole assume una connotazione ben chiara di rassegnazione:
" Ne verranno altri che conteranno, e se ne andranno, ed io li dimenticherò..."


Questo splendido compromesso tra drammaturgia sudafricana e teatro occidentale porta con sè l'abile mano del regista Athol Fugard, celebrato con l'Oscar al film Tsotsi, tratto dal suo unico romanzo.
L' "Isola" è proprio quella in cui Mandela trascorse gran parte della sua prigionia,e ce lo ricorda nel testo non solo il drammatico "Addio Africa "di Jhon , ma anche la domanda retorica di Antigone al re : "Tu hai creato la legge?Sei forse Dio?", come chiara condanna alle reclusioni dell'Apharteid.


L'Isola 

dal 22 gennaio al 4 febbraio al Teatro Sala Uno

Piazza di Porta San Giovanni, 10



Laura Petringa