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Issue111 del 17/09/2007 Year: 2007 ID: 86 Giovedi 15 Novembre 2018, ore 10:21

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a cura di Matteo Romani
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Campo nomadi  
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Modello tedesco per i nomadi?

Alemanno e Santori (AN): “Il problema va affrontato a livello nazionale. Per gestirli si faccia come in Germania”

Id Article:10645 date 13 Marzo 2007

Roma, Tra i tanti problemi che la Città Eterna deve affrontare quotidianamente, uno dei più allarmanti è sicuramente quello della gestione dei campi nomadi sparsi un po' ovunque su tutto il territorio della Capitale. Del resto, il rapporto tra i cittadini e i rom sta diventando sempre più conflittuale e preoccupante, soprattutto in seguito ad alcuni episodi di criminalità avvenuti negli ultimi tempi.

Riteniamo preoccupante il fenomeno della migrazione dei nomadi da un quartiere all'altro della Capitale senza che sia approntato un reale piano di controllo e gestione non solo a carattere provinciale e regionale, ma soprattutto affrontando la problematica a livello nazionale.” Comincia così la lettera aperta inviata da Gianni Alemanno, presidente della Federazione romana di AN e Fabrizio Santori, dirigente romano di Alleanza Nazionale, al Prefetto di Roma Achille Serra in occasione del Comitato per l'ordine e la sicurezza provinciale svoltosi ieri e che vedeva all'ordine del giorno il tema dei campi nomadi.

“A questo punto - si legge nella lettera - auspichiamo che il problema venga analizzato e affrontato a livello nazionale approvando una legge ad hoc tenendo conto, Il capogruppo di AN Fabrizio Santori  
(Premi per la FOTO Ingrandita) in primis, dell'etimologia del termine nomadi, cittadini senza fissa dimora, errabondi o camminatori, cioè destinati a viaggiare e sostare un tempo limitato nelle città. Per questo è opportuno seguire gli esempi di altre grandi città europee, come ad esempio avviene in Germania, che permette l'ingresso ad un numero minimamente contingentato di rom ed esclusivamente in luoghi definiti, controllati e gestiti per il tempo strettamente necessario a consentire le ripartenze della comunità che proseguirà il proprio cammino verso altre aree indicate dalla normativa nazionale. Rimane dunque una sola priorità: investire nella sicurezza dei cittadini piuttosto che nella falsa integrazione, ormai fallita, dopo decenni di errori e di sperpero di denaro pubblico”.




Matteo Romani