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Issue111 del 17/09/2007 Year: 2007 ID: 86 Domenica 20 Maggio 2018, ore 14:12

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a cura di Sara Gullace
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Forte presenza della comunità cinese all'esquilino  
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Cinesi “romani”, produttivi ma poco integrati

La comunità cinese della capitale è concentrata in salde attività commerciali ma l’integrazione è ancora un miraggio

Id Article:10724 date 17 Aprile 2007

Roma, Sulla scia degli ultimi trascorsi di strada milanesi, dove la comunità cinese si è rivoltata contro un vigile lamentando discriminazioni e soprusi, è giusto interessarsi a quello che succede nei pressi dell'Esquilino. La “Chinatown” romana. È dalle parti di piazza Vittorio, infatti, che si accentra la maggior parte di popolazione cinese presente nella Capitale. Veltroni, ultimamente, ha tenuto a sottolineare la condizione di tranquillità che caratterizza l'area. Forse, però, è solo apparenza. Non si sono, ancora, contati casi di disordini veri e propri ma se si fa qualche domanda in giro, ci si accorge di come non siano solo rose. Anzitutto, c'è il Comitato dell'Esquilino, che si muove attivamente contro quella che definisce “la minaccia cinese”. Gli immigrati cinesi, da parte loro, vivono e lavorano a Roma anche da diversi anni, traendo profitto ma sentendosi poco integrati. Lo conferma Hu Lanbo, direttrice del mensile “Cina in Italia”. Gli ostacoli maggiormente sentiti dai suoi compatrioti sembrano essere la lingua e la presenza di una forte burocratizzaione, che rallenta i rapporti rendendoli impersonali. “C'è bisogno di più dialogo da entrambe le parti – afferma – Di una voglia di venirsi incontro,che, per il momento, sembra mancare”. Il tutto, chiaramente, dovrebbe essere fatto nel segno del rispetto delle identità dell'altro. 

Anche la comunità cinese, giustamente, tiene molto a mantenere salde le proprie tradizioni e, talvolta, preclude ai più giovani di avvicinarsi ai coetanei del luogo: proprio per la mancanza di conoscenza e di rapporto che si è venuta a creare. Ed è un peccato, perchè la presenza cinese in Italia e a Roma è tanto forte da poter essere veramente significativa: i cittadini ufficiali sono circa 20 mila, provenienti soprattutto dall'area di Shanghai, meno da quella di Pechino, attivi maggiormente nel settore tessile ed alimentare. E quando si dice “attivi” non si sceglie un termine a caso: negli ultimi tre anni, l'imprenditoria cinese nella capitale è aumentata del 280%. Con queste cifre, la comunità comincia a rappresentare una parte sostanziosa della nostra città: la scarsa integrazione causata dal poco dialogo è segno di arretratezza culturale, da entrambe le parti.

Sara Gullace