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Issue115 del 21/10/2018 Year: 2019 ID: 2 Domenica 20 Gennaio 2019, ore 00:52

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a cura di Cinzia Folcarelli

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Un cavallo di bronzo per più cavalieri

Ai Musei Capitolini risplende la bellezza di un originale greco recentemente restaurato

Id Article:10781 date 5 Maggio 2007

Roma, Grazie ai Musei Capitolini e alla HippoGroup Roma Capannelle, la città eterna ha un tesoro in più da ammirare, il Cavallo di Vicolo delle Palme, un bronzo risalente al V sec. a. C.

Il possente e affascinante originale greco da poco restaurato è stato inserito nella magnifica cornice della Sala degli Orazi e Curiazi in Campidoglio, in un ideale confronto e dialogo con gli equini ritratti ad affresco dal Cavalier d'Arpino (Giuseppe Cesari) alla fine del Cinquecento e con le immagini del fotografo contemporaneo Marco Delogu.
Fino al 16 Settembre sarà possibile ammirarlo in tutta la sua bellezza, anche grazie ad una passerella realizzata per l'occasione che ne permette la visione ravvicinata.
Successivamente avrà degna collocazione accanto ad altri capolavori delle raccolte capitoline, chissà forse non lontano dalla Lupa e dal Marco Aurelio, che da poco condividono la stessa “stanza” all'interno del Palazzo dei Conservatori.

Il nome di Cavalier d'Arpino si lega inoltre al bronzo greco anche per altra via: il soprannome di Giuseppe Cesari è anche il nome dei uno dei più forti cavalli del Novecento, così chiamato dal suo proprietario e allevatore Federico Tesio che usava dare ai suoi cavalli nomi di artisti. Lo stesso Ribot fu così chiamato in onore di un artista francese della seconda metà dell'Ottocento.

Ma torniamo al “nostro” cavallo, Cavallo di Vicolo delle Palme, Hegias, V sec. a. C., bronzo  
(Premi per la FOTO Ingrandita) rinvenuto nel 1849 durante uno scavo in Vicolo delle Palme a Trastevere. Si tratta di uno dei pochissimi esemplari in bronzo giunti fino a noi dall'antichità, a causa dell'usanza di rifondere le statue in metallo per recuperare il prezioso materiale, purtroppo il più delle volte per scopi bellici.
Il cavalo è raffigurato in movimento e una ipotesi vuole che sia stato realizzato dallo scultore greco Hegias, menzionato da Plinio nella sua Naturalis Historia come creatore del gruppo dei Dioscuri collocati sul Campidoglio in prossimità del Tempio di Giove Tonnate, eretto da Augusto.

Il bronzo è giunto fino a noi in buono stato di conservazione. La parte mancante corrispondente alla groppa dell'animale potrebbe inoltre essere una intenzionale apertura lasciata per l'inserimento della statua del cavaliere, anzi delle statue di più cavalieri visto che risultano essere stati più di uno, nel corso del tempo, coloro che hanno cavalcato questo capolavoro.








Cinzia Folcarelli