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Issue111 del 17/09/2007 Year: 2007 ID: 86 Lunedi 23 Luglio 2018, ore 07:52

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a cura di Sara Gullace
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Alcune persone giunte dal Sudan nella Capitale  
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Una casa Rifugiati per Casalotti

Campidoglio e Interni d’accordo: ad ottobre sarà pronta una struttura per 400 persone

Id Article:10996 date 26 Luglio 2007

Roma, Roma apre ai rifugiati. Per il prossimo autunno è prevista l'inaugurazione di una struttura di accoglienza per stranieri profughi e rifugiati politici e umanitari. Il progetto è nato dall'intesa tra Campidoglio e Ministero degli Interni. La “casa del rifugiato”, in zona Boccea, sorgerà tra le mura, ristrutturate, di un ex convento dei padri Comboniani. Un edificio di 4 piani, con alloggio, mensa, sale riunione, una cappella ed altre possibilità come palestra, laboratori multimediali con accesso a internet, un teatro, delle aule studio e degli appositi luoghi di culto. Il centro sarà dotato, inoltre, di una postazione di polizia municipale, di servizi di mediazione linguistica, assistenza sociosanitaria e sociolegale. 

Si tratta di una risposta che Roma ha il dovere di dare alle quasi 2000 richieste di aiuto, solo nel 2006, da parte di persone vittime di persecuzioni politiche o religiose, in fuga da territori bellici o da situazione disperate, costrette ad abbondanare il proprio Paese per rifarsi una vita.
La realtà di Casalotti vuole essere un'apri pista: Marcella Lucidi, sottosegretario agli Interni e tra i maggiori fautori dell'iniziativa, pensa già al futuro “Il centro della capitale è una struttura pilota – ci informa – pensiamo di aprirne altri a Milano e Venezia e poi,forse, anche in altre città”. Sembra un progetto di ampio respiro, quindi, che pensa di svilupparsi in tre fasi di accoglienza: quella temporanea, quella finalizzata a permettere l'inclusione socio-lavorativa di queste persone e l'ospitalità in semi autonomia di chi ha trovato un lavoro e contribuisce al pagamento dell'alloggio.
Per il Sindaco di Roma si tratta di "Una scelta "di maturità civile" – ha sottolineato Veltroni - dove l'integrazione è tutt'uno con la capacità di accoglienza”. Sulla stessa lunghezza d'onda, il Ministro Amato: “E' una questione di civiltà – ha affermato - e dobbiamo saperla recepire”.
Gli abitanti del posto si sono dimostrati per lo più inclini ad “accettare” la nuova futura realtà, a patto che non si scenda a compromessi con le comunità nomadi dell'area. Qualche voce di dissenso, dettata da moti di chiusura, si è comunque levata: “E' un male che vengono qui, a questi non va di lavorare”.


Sara Gullace