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Issue115 del 21/10/2018 Year: 2019 ID: 2 Lunedi 25 Marzo 2019, ore 07:40

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a cura di Cinzia Folcarelli

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Statua di Polymnia, da Roma, area di Villa Fiorelli, marmo pario, altezza cm 156, copia romana da un originale della tarda età ellenistica, ultimo quarto del II sec. d. C., Roma, Musei Capitolini, Centrale Montemartini   
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Musa Pensosa

L'immagine dell'intellettuale nell'antichità

Id Article:9817 date 1 Marzo 2006

Roma,

 

Le Muse, "sorgenti" del sapere che produce poesia, vicine ad Apollo, figlie di Zeus e Mnemosyne (la Memoria, intesa nel suo doppio significato di capacità di ricordate e di possibilità di essere ricordati fino alla gloria), sono, nel mondo della mitologia greca, le nove dvinità della comunicazione poetica, per certi versi ancora oggi misteriose.

 

Calliope, Musa della Poesia epica, Euterpe e Erato, protettrici della lirica, Tersicore, Musa della danza, Melpomene della tragedia, Talia della commedia, Clio della storia, Urania dell'astronomia, Polimnia ...

 

Polimnia, la musa pensosa. Il suo nome significa "dai molti canti" ed era così chiamata dagli antichi perché attraverso i suoi inni rende distinti coloro che grazie alle loro opere hanno guadagnato fama immortale. E' la Musa della pantomima, della mimica e della danza. E' l'unica Musa che nell'Antologia Palatina non rivela il suo nome, come fanno le altre, dicendo "Taccio, mi esprimo soltanto con il palmo della mano che incanta il cuore: con il gesto parla il mio eloquente silenzio".

Polimnia è la musa riflessiva che, con la mano al volto, rimanda a una dimensione tutta particolare di interiorità, assente nelle altre figlie di Mnemosyne: l'attitudine riflessiva e il gesto della mano al volto sono già nell'iconografia antica formule del pathos dell'intellettuale.

 

La raffinata statua di Polimnia, pregevole copia romana da originale ellenistico, proveniente dall'affascinante spazio espositivo della Centrale Montemartini, è il simbolo dell'esposizione che vuole raccontare la figura dell'intellettuale nell'antichità, attraverso le raffigurazioni, pittoriche e scultoree, di importanti filosofi e delle loro muse ispiratrici.

 

Scrive Platone nel Fedro che le Muse non insegnano la tecnica, che si acquisisce con la scuola e con l'esercizio, ma ispirano l'ardore poetico senza il quale chiunque può diventare un mestierante della poesia, ma nessuno può essere un vero poeta. A Roma il culto delle Muse sostituì quello delle Camene che nella mitologia romana erano le ninfe delle sorgenti alle quali venivano attribuite facoltà legate alla profezia e all'ispirazione.

 

Nel mondo antico non esisteva la figura dell'intellettuale quale categoria sociale definita, ma coloro che si dedicavano ad attività dell'ingegno, come filosofi, oratori o poeti, godevano di notevole prestigio e ciò creò l'esigenza di realizzare immagini adeguate al loro ruolo nella società.

Anche se alcuni caratteri divennero comuni nelle immagini degli intellettuali, come la barba, l'attributo del rotolo, il panneggio del mantello sul torso nudo e la posizione seduta,le scelte iconografiche furono adeguate agli ideali degli onorati.

I cinici, contestatori, vennero raffigurati in modo provocatorio e anticlassico, a piedi nudi, trasandati nell'abbigliamento e nella capigliatura.

Al contrario gli epicurei, che desideravano raggiungere la pace interiore ispirandosi all'ideale classico, vennero raffigurati con il corpo e gli abiti curati e con un atteggiamento pacato.

Gli stoici vennero raffigurati enfatizzando l'atto del pensare mediante la concentrazione del volto, e così via.

 

A partire dall'età repubblicana la decorazione delle case e dei giardini si arricchisce di immagini e statue di Muse, filosofi, poeti e attori, e di raffigurazioni di temi tratti dalle opere letterarie, o addirittura di raffigurazioni degli stessi padroni di casa mentre esibiscono la propria ambizione intellettuale, come nel caso della giovane donna ritratta con lo stilo tra le labbra in una celebre raffigurazione di Pompei, esposta in mostra.

 

Pregevoli i vasi attici a figure rosse su fondo nero che ritraggono le Muse, Apollo e personaggi della mitoogia greca e i rilievi marmorei e i mosaici che raffigurano filosofi, attori ed episodi della tragedia greca.

 

Tra i pezzi più belli in mostra il gruppo scultoreo "frontonale" in terracotta, originariamente policromo, proveniente dal Grande Tempio di Luni, dedicato alla dea Luna, identificata anche con Diana, e la testa di Musa di Philiskos, quasi sicuramente un prezioso originale greco, ritrovata a Roma, nel Tempio di Apollo Sosiano.

 

L'esposizione termina con una statuetta di Cristo docente in marmo, raffigurato mentre accompagna con la mano destra sollevata la spiegazione del rotolo che tiene nella sinistra, testimonianza della fortuna che l'immagine dell'intellettuale ha avuto nell'antichità.

 

 

 

Musa pensosa. L'immagine dell'intellettuale nell'antichità

a cura di Angelo Bottini

19 Febbraio - 20 Agosto 2006

Roma, Colosseo, Via dei Fori Imperiali

aperto tutti i giorni, ore 8.30 - 17.00 dal 19 Febbraio al 15 Marzo; 8.30 - 17.30 dal 16 al 25 Marzo; 8.30 - 19.15 dal 26 Marzo al 20 Agosto (la biglietteria chiude un'ora prima)

biglietto € 12, ridotto € 6.50
per informazioni tel. 06 39967700, www.pierreci.it




Cinzia Folcarelli