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Issue111 del 17/09/2007 Year: 2007 ID: 86 Martedi 20 Novembre 2018, ore 13:38

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a cura di Lorenzo D'albergo
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Nella foto: Ascanio Celestini  
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Uno scemo di guerra a Tor Vergata

Ascanio Celestini alla seconda università di Roma, un successo

Id Article:9931 date 7 Maggio 2006

Roma, Ascanio Celestini ha portato il suo spettacolo “Scemo di guerra” a Tor Vergata. Inutile dire che è stato un grande successo. “Scemo di Guerra”, presentato al pubblico per la prima volta nel 2004 alla Biennale di Venezia, è stato accolto caldamente da un gran numero di studenti e professori mercoledì scorso. Tutti coinvolti dalla parole e dai racconti di Ascanio Celestini, giovane artista romano capace di rapire l'attenzione dello spettatore con le sue parole. La casa editrice Einaudi, sull'onda del successo della rappresentazione ha pubblicato nel 2005, nella collana Arcipelago, il romanzo. 

Lo spettacolo ha per perno una data fondamentale, il 4 giugno del 1944, giorno della liberazione di Roma da parte dei soldati alleati a scapito delle SS naziste e degli ultimi fasci rimasti in circolazione dopo la firma dell'armistizio con gli americani. “Ogni volta che mio padre raccontava le sue storie, faceva delle digressioni, allungava o accorciava il discorso inserendo episodi nuovi o eliminando parti che in quel momento considerava poco importanti. Così quando ho incominciato a fare ricerca ho deciso di registrarlo e provare a lavorare sulle sue storie. Da queste storie nasce “Scemo di guerra”. Così spiega Celestini sul suo sito. Le storie sono infatti liberamente ispirate alle vicende realmente accadute al padre dell'attore. Sono storie di personaggi,strani, strampalati, al limite della realtà. In barbiere con le mani belle, il giovanissimo soldato tedesco “diventato adulto e mandato in guerra per decreto del fuhrer” con una voglia enorme sul viso, il ragazzetto che porta una carriola piena di patate, il vero scemo di guerra, un vecchietto che prende a mitragliate chi cerca di rubargli le cipolle, il guardiano di porci che, pur di non essere ucciso dai tedeschi, seppellisce vivo un soldato russo. 

Saranno veri, saranno inventati, i protagonisti dei racconti di Celestini riescono a far breccia nel cuore di ogni spettatore e ad affascinarlo. Riescono a farlo partecipare a quei giorni frenetici, riescono a farlo essere a San Lorenzo durante il bombardamento e ad essere rastrellato al Quadraro dai nazisti. Lo spettatore sente e vive quei giorni attraverso il racconto di Celestini. Ride e sorride amaro. Questo è quello che è successo anche ai tanti studenti e professori, toccati nel cuore e nei sentimenti dagli aneddoti del giovane attore, mercoledì scorso a Tor Vergata. “Questa è la vita che si faceva in quell'epoca, sotto i bombardamenti ...la vita dei ragazzini”. Così diceva il padre di Celestini. Quella è la vita che vivrà, anche se solo per due ore, l'attore e, attraverso le sue parole, tutto il pubblico.

Lorenzo D'albergo