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Issue115 del 21/10/2018 Year: 2019 ID: 2 Lunedi 17 Giugno 2019, ore 08:03

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a cura di Cinzia Folcarelli

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Pietro Paolo Rubens, San Paolo, 1610 (?), Dall'insieme di Cristo e i 12 Apostoli, Olio su tavola, cm 104,8 x 73,8, Collezione Pallavicini   
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Capolavori da scoprire

Odescalchi e Pallavicini aprono le porte all'arte

Id Article:9971 date 3 Giugno 2006

Roma,


Giugno è un mese d'oro per l'arte a Roma. Oltre alle grandi mostre istituzionali e alle numerose esposizioni allestite nelle gallerie private, in alcuni giorni particolari è possibile ammirare gratuitamente alcune importanti opere delle collezioni Odescalchi e Pallavicini, solitamente non visibili al pubblico.

Dall'1 al 4 Giugno il Casino dell'Aurora di Palazzo Pallavicini apre le sue porte per permettere la visione di Cristo e i dodici Apostoli di Rubens.

Dal 15 al 18 Giugno nell'Archivio di Palazzo Odescalchi si può ammirare La Conversione di Saulo di Caravaggio.

L'iniziativa, giunta alla seconda edizione, è resa possibile dalla disponibilità delle famiglie Odescalchi e Pallavicini, da Progetto Italia, che si occupa della valorizzazione del territorio italiano e dalla Sezione Lazio dell'Associazione Dimore Storiche Italiane, nata nel 1977 con l'intento di promuovere con un'intensa attività culturale la conservazione, la valorizzazione e la corretta gestione delle dimore storiche.

L'iniziativa è anche un'occasione unica per ammirare i due bellissimi palazzi gentilizi.

La Conversione di Saulo di Caravaggio è una delle poche opere dell'artista in collezione privata, conservata all'interno dell'archivio privato di Palazzo Odescalchi.
La tavola fu commissionata a Caravaggio nel 1600 da Monsignor Cardinale Tiberio Cerasi.
Gesù irrompendo sulla scena, conferisce al giovane Saulo di Tarso la Grazia e l'evento miracoloso non è vissuto nell'animo del giovane, ma pubblicamente: questo lo si può notare dal turbamento dello scudiero e dal cavallo infuriato.
La costruzione di palazzo Odescalchi risale al XV secolo, ad opera della famiglia Mandosi.
Divisa da un giardino, la proprietà confina con un altro edificio appartenente ai Colonna, già proprietaria del grandioso palazzo sull'altro lato di piazza SS. Apostoli.
Nel 1622, Ludovico Ludovisi acquistò il palazzo di Pierfrancesco Colonna, che però lo ricomprerà l'anno successivo, quando il Ludovisi divenuto vice-cancelliere, ottenne una residenza ufficiale legata al suo titolo. Ludovisi, seppur nel breve tempo in cui il palazzo fu nelle sue mani, affidò importanti lavori di miglioramento all'architetto Carlo Maderno
Nel 1657 il palazzo venne affittato a Mario Chigi, fratello di Papa Alessandro VII che nel 1661 decise di acquistarlo. Nel 1659 il figlio, il Cardinale Fabio Chigi, chiamò Gianlorenzo Bernini per realizzare lavori di ampliamento del palazzo verso Via del Corso.
Alla morte del Cardinale, nel 1694 il palazzo venne affittato agli Odescalchi, i quali ricevettero cinque anni dopo un'illustre visitatrice: la regina Maria Casimiria, vedova del re di Polonia Giovanni III, che fu loro ospite fino al 1702.
Nel 1745 Baldassarre Odescalchi comprò l'edificio e lo fece ampliare da Nicola Salvi,autore della fontana di Trevi, e dal suo assistente Luigi Vanvitelli. Questo ampliamento raddoppiò esattamente la mole già grandiosa della costruzione, sacrificando però il giardino

Le pareti del Salone Giallo di Palazzo Pallavicini ospitano la serie di Cristo e i dodici Apostoli, di cui parla lo stesso Rubens, in una lettera del 1618, ricordando di aver dipinto due serie di Apostoli: una è quella conservata oggi al Prado, priva però del Cristo, l'altra è quella completa, della famiglia Pallavicini, acquistata ad Anversa dal Marchese Niccolò Pallavicini, amico di Rubens, per la Cappella del Palazzo che la famiglia possedeva nella città. Le tredici tavole, dipinte da Rubens e la sua bottega, furono trasferite poi a Roma dal Cardinale Lazzaro alla fine del Seicento.

La storia di palazzo Pallavicini iniziò durante il pontificato di Paolo V (1605-1621), ad opera di Scipione Borghese Caffarelli, cardinale nepote, che decise di realizzare nel luogo delle antiche Terme di Costantino, un giardino, vicino al palazzo pontificio di Montecavallo. Vi lavorarono gli architetti Flaminio Ponzio, Vasanzio, Maderno e Onorio Longhi.
Realizzato su tre livelli, secondo una idea probabilmente da attribuire al cardinale, il giardino era caratterizzato dalla presenza di tre edifici, tre “casini”, la Loggetta Vecchia, andata perduta nel 1876 con la costruzione di Via Nazionale, la Loggia delle Muse, affrescata da Agostino Tassi e Orazio Gentileschi ed infine il Casino dell'Aurora. Quest'ultimo, affacciato sulla piazza del Quirinale, e reso celebre dal famosissimo affresco realizzato da Guido Reni nel 1613 raffigurante il Carro dell'Aurora, era strettamente legato alla personalità di Scipione Borghese. Luogo di esposizione di statue e di quadri il Casino dell'Aurora rappresentava il “manifesto” del gusto e della personalità del cardinale, amante delle arti e, secondo le sue intenzioni, vero e proprio fautore di una nuova Età dell'Oro.
Una volta terminato, nel 1615, il Palazzo fu venduto al Duca Altemps. Successivamente, dopo una serie di passaggi di proprietà, nel 1641 venne acquistato dal cardinale Mazzarino, e diventò un luogo di riferimento per la comunità francese a Roma. Nel 1658 vi fu ospitata anche la Regina Cristina di Svezia. Nel 1704 il palazzo venne venduto dagli eredi del cardinale ai Rospigliosi Pallavicini che lo arricchirono con la celebre collezione di quadri, arredi e statue, tuttora esistente nella Galleria Pallavicini, posta nel piano nobile del palazzo.




Palazzo Pallavicini – Via XXIV Maggio, 43
giornate a ingresso libero: dal 1° al 4 giugno 2006
orario: dalle ore 10.00 alle ore 19.00

Palazzo Odescalchi - Piazza dei SS. Apostoli, 80
giornate a ingresso libero: dal 15 al 18 giugno 2006
orario: dalle ore 10.00 alle ore 19.00

Catalogo: Skira





Cinzia Folcarelli